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Tra aghi di pino e grattacieli, il Natale a New York profuma di abete vero

Ghirlande e alberi si acquistano sul marciapiede e, dopo le feste, diventano compost per le radici degli alberi della città

di Sara Calabria

New York – Per un italiano abituato ad acquistare l’albero di Natale al vivaio, o al massimo all’Ikea, la scena è quasi surreale: a New York, subito dopo il Thanksgiving, esci di casa e ti ritrovi il marciapiede dei quartieri residenziali improvvisamente trasformato in una foresta del Vermont in miniatura. File di abeti appoggiati ai muri come tanti soldatini, ghirlande di pino appese a bancarelle improvvisate, un odore di resina ovunque che copre, come per magia, anche quello degli hot dog e dei pretzel venduti agli angoli delle strade. E’ la stagione dei Christmas tree stands, i chioschi temporanei dove i newyorchesi comprano alberi veri e ghirlande vere, direttamente sul marciapiede.

Gente, diffidate dalle imitazioni. Niente alberi di plastica, al bando le ghirlande artificiali. A New York la Christmas season, la stagione natalizia, richiede un abete vero, è la regola. E da acquistare in strada. Nessun negozio elegante, niente fronzoli ed orpelli. Soltanto un banchetto improvvisato, allestito in quattro e quattr’otto con del legno scadente, chiaro e pieno di schegge, che devi prestare attenzione a dove appoggi le mani, qualche lucina appesa, un ragazzo imbacuccato nel suo giaccone che ti sorride con una tazza di hot cocoa, di cioccolato fumante, in mano e ti chiede“Looking for a tree?”.

E’ questo, il vero Natale newyorchese. E il protagonista è l’albero, quello vero, quello che ti punge il viso se non stai attento, mentre lo decori, quello che ti profuma la casa di bosco fino a febbraio, la ghirlanda che ti sporca il cappotto di resina quando la porti a casa, l’abete che – inevitabilmente – perde gli aghi se messo troppo vicino ai termosifoni e per questo nei condomini di lusso, dentro agli ascensori, viene appeso un cartello che dice “Si prega di avvolgere l’albero all’interno di un telo di plastica, prima di smaltirlo, per evitare che gli aghi sporchino il pavimento”.Una volta terminate le feste, infatti, gli alberi vengono raccolti e riciclati nel compost, mentre le ghirlande in genere sono messe intorno alle aiuole, per proteggere le radici degli alberi dalla neve e dal gelo dell’inverno.

La scena tipica, che nelle prossime settimane andrà in onda tutti i giorni, è questa. Famiglia con cappelli di lana, bambini eccitati che toccano tutti gli alberi, discussione animata sulla misura (“Too big”, “Too small”, “Non entra nell’ascensore”, e via discorrendo sul colore, la quantità dei rami, eccetera. I protagonisti, ovviamente, possono cambiare: c’è la giovane coppia che sceglie un micro abete, lo studente che compra soltanto una ghirlanda, la vecchietta che, nella scelta, si fa guidare dal suo cane, il tipo che arriva con il camioncino e compra l’albero più grande, lo infila a fatica nell’androne del condominio dove vive ed è soddisfatto di avere l’albero più alto del quartiere. Una volta scelto l’abete adatto (e ce ne sono davvero di giganteschi) viene il bello: il ragazzo del chiosco lo tira su come se nulla fosse e lo infila in un attrezzo rotondo da cui, perdendo tutto il suo volume originale, uscirà fuori striminzito, praticamente ridotto ad un tronco avvolto nella rete rossa, proprio come un salame. Et voilà, il gioco è fatto. Quell’albero largo e lungo adesso può essere portato in spalla o caricato in macchina, magari lasciando il portabagagli aperto.

Un capitolo a parte è destinato ai “Free samples”, ai campioni gratuiti: sui tavolini dei chioschi vengono offerti corti rametti di abete, o pezzettini di tronchi tondi, spessi pochi centimetri: i passanti infreddoliti possono prenderli, affondare il naso in quei rametti che sanno di resina e di bosco, magari chiudere gli occhi per un attimo… ed è subito Natale.

A pensarci bene, in mezzo ai grattacieli di Midtown o ai palazzi brownstone dell’Upper West Side, sono proprio questi piccoli riti sui marciapiedi a rendere umano – e unico – il Natale a New York. E’ l’odore del rametto che ti resta nelle narici, le dita gelate mentre scegli la tua ghirlanda, la resina che si appiccica alla sciarpa. In una città dove tutto va veloce, per scegliere un albero bisogna fermarsi, parlare con uno sconosciuto, sporcarsi – letteralmente – le mani. Ecco perché il Natale newyorchese non vive soltanto sotto le luci del Rockfeller Center, ma soprattutto qui: nelle stradine di Harlem, nelle townhouse di Brooklyn, su un marciapiede qualsiasi dove, per qualche settimana, ognuno di noi si ricorda di “come eravamo”.