
New York – 5 Novembre 2025 di Sara Calabria
A New York, stavolta hanno vinto i giovani. Sono stati proprio loro, quell’esercito invisibile che si incontra ogni giorno nella metro, armato di cellulari e immancabili cuffiette, quelli con le “storie” di Instagram e i video su TikTok da far rimbalzare agli amici, con le chat di gruppo farcite di abbreviazioni e di acronimi a tratti incomprensibili ad aver spinto il 34enne Zohran Kwame Mamdani alla vittoria. Gen Z batte Cuomo 1 a 0.
Sono stati i giovani, infatti, a sostenere, coccolare e “seguire” Zohran sui social per mesi, sordi alle voci che, in specie nelle ultime settimane, si erano alzate da più parti contro di lui, socialista democratico praticamente sconosciuto fino a un po’ di tempo fa e che, dopo aver vinto le primarie quasi per caso, ieri sera si è aggiudicato la City Hall, dove si insedierà formalmente dal 1 Gennaio prossimo.
Lui, Mamdani, ha vinto dopo aver sbaragliato con abilità e nonchalance la concorrenza, rappresentata da un Andrew Cuomo deja vù, difeso dall’establishment dem senza neanche troppa convinzione (anche se lo stesso Eric Adams, sindaco uscente, si era ritirato dalla corsa proprio per dargli man forte, evitando di disperdere voti). Un Cuomo che, ben lontano dai fasti del passato, ultimamente dava l’idea di uno che aveva fatto il suo tempo; un Cuomo che ha finito per correre alle elezioni come indipendente e a cui, da ieri sera, giornali e televisioni chiedono crudelmente “cosa farà dopo”.
A questa domanda ha risposto Mamdani nel corso del suo victory speech. “Auguro a Cuomo il meglio nella vita privata” ha detto il neo sindaco davanti ad una folla festante “ma lasciamo che questa sia l’ultima volta che pronuncio il suo nome, mentre voltiamo pagina e lasciamo una politica che abbandona molti e risponde soltanto a pochi”. Punto e a capo. Gen Z va in estasi. E lui, Zohran, sorride alla folla. Stavolta, il suo non è quel sorriso tirato e un po’ artefatto – “da attore”, lo avevano criticato alcuni commentatori, esperti in dibattiti politici, dopo i recenti match in tv in cui era comparso al fianco di Cuomo e Sliwa. Stavolta la vittoria è sua: è ufficialmente il 111esimo sindaco di New York e il primo di religione musulmana (oltre che il più giovane da oltre un secolo).
Nato in Uganda e trasferitosi a New York a 7 anni, si è laureato in Studi Africani ed è stato deputato all’Assemblea dello Stato di New York per Astoria (Queens). Ha frequentato la celebre Bronx High School of Science, una Specialized High School, liceo pubblico molto selettivo, a cui si accede soltanto dopo aver superato test severissimi.
E se è vero che il suo elettorato è proviene da tutti i bouroughs di New York (ad eccezione di Brooklyn, zona a larga maggioranza di ebrei ortodossi, e di Staten Island), il caso vuole che proprio nel Bronx Zohran abbia fatto il pieno di voti.
Soprattutto, secondo i dati più recenti, il neo sindaco ha ottenuto la maggioranza delle preferenze nella fascia di elettori che va dai 18 ai 29 anni. Una generazione di giovani disillusi, senza utopie e senza quattrini, che non crede più nel Sogno Americano e che ha voglia di stringersi – e ritrovarsi – intorno a un eroe. A patto che sia giovane (quasi) come loro e abbia la forza di combattere contro un sistema che stritola chi resta indietro.

Il suo programma ha puntato sul miglioramento delle condizioni dei ceti meno abbienti e prevede il congelamento degli affitti, trasporti pubblici gratuiti, costruzione di nuove case popolari, asili nido e assistenza all’infanzia anch’essi gratuiti, supermercati pubblici a prezzi calmierati e, soprattutto, aumento delle tasse per i più ricchi.
“Tax the Rich!” gridavano infatti i ragazzi stipati nel Forest Hills Stadium in Queens, pochi giorni fa. Sul palco con Mamdani, oltre a Bernie Sanders e ad Alexandria Ocasio-Cortez, c’era anche Kathy Hochul, attuale Governatrice dem dello Stato di New York che – sembra – non avesse compreso bene le parole scandite dalla folla. Tassare i Ricchi, dunque. Ma si dice che i Ricchi, qui peraltro già ampiamente tassati, abbiano da tempo preparato un piano B. e che in molti siano pronti a trasferirsi altrove. In Florida, ad esempio, stato che li accoglierebbe a braccia aperte. Lì, i prezzi delle case sono già aumentati. Gli agenti immobiliari li chiamano prezzi “post Mamdani” e il listino di ville e appartamenti di lusso è già stato aggiornato al rialzo.
La stesso vale per le grandi società: parecchie compagnie, banche d’affari e simili hanno da tempo fatto i bagagli, abbandonando la Grande Mela, sebbene gli amministratori delegati preferiscano parlare di scelte legate ai “costi complessivi”, all’“Impatto occupazionale” o agli “incentivi”, senza menzionare direttamente il capitolo tasse.
Ecco perché, all’indomani della vittoria di Mamdani, la domanda sulla bocca dei newyorchesi è proprio questa: ce la farà un giovane sindaco senza esperienza a mettere in pratica il suo utopico programma? Vedremo. Per Mamdami, ora è il tempo di festeggiare. E, con lui, festeggia tutta la Gen Z.