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Il docufilm “Liliana” sulla vita di Liliana Segre all’Istituto Italiano di Cultura di New York

La storia della senatrice a vita raccontata dal regista Ruggero Gabbai


New York, 28 Ottobre 2025 – di Sara Calabria
All’Istituto Italiano di Cultura di New York è andato in onda il docufilm “Liliana”, ispirato alla testimonianza della senatrice a vita Liliana Segre, per la regia di Gabriele Gabbai.


Prima dell’inizio del film è stata proiettata sullo schermo la registrazione dei saluti della senatrice al pubblico di New York e al neo direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Claudio Pagliara: “In un momento del genere – ha affermato Segre, di recente contestata in Italia dalla sinistra radicale e nei cortei pro Pal – auguro a tutti di avere quella forza che mi ha sostenuto”.


L’opera ripercorre la sua infanzia, vissuta nel pieno delle leggi razziali, l’espulsione dalla scuola delle suore (il padre Alberto, ebreo non praticante, per proteggere la sua unica figlia, tra l’altro rimasta orfana a pochi mesi di vita, l’aveva fatta battezzare per poi iscriverla in una scuola cattolica), l’arresto e la deportazione ad Auschwitz, fino alla scelta di trasformare la sua esperienza di sopravvissuta al lager nazista in una testimonianza pubblica.


Nel corso del film, Gabbai alterna la voce della protagonista ad interviste, spezzoni di materiali di archivio e riprese attuali, riuscendo a mantenere sempre viva la tensione e il pathos, senza mai scadere nella banalità della retorica.


“Liliana”, dunque, è un’opera preziosa e intensa, soprattutto se si considera il fatto che la senatrice a vita per molto tempo si è rifiutata di raccontare pubblicamente la sua tragica esperienza. Era una creatura ferita, reduce dall’inferno, che per anni ha dovuto fare i conti con una terribile depressione, come racconta lei stessa nel corso del documentario.
E lasciano l’amaro in bocca le sue considerazioni finali: Segre si dice convinta che, tra un po’, scompariranno anche le memorie e le testimonianze dell’Olocausto, di Auschwitz e delle leggi razziali. Leggi “razziste”, come le ha definite più volte. In fondo, ha concluso Segre scuotendo malinconicamente il capo, “a nessuno interessa degli Ebrei”.