
New York 26 novembre 2025
Le famiglie si riuniscono, vengono scambiati biglietti e abbracci, si dice “grazie” e, intorno a un tavolo imbandito per il tradizionale banchetto, ci si racconta, spiegando per cosa – o a chi – si è grati. E’ il giorno del Thanksgiving, il Ringraziamento che, ogni quarto giovedì di Novembre, vede gli Stati Uniti celebrare una festa che appartiene al dna di tutti gli Americani e che li unisce in un rito tra i più sentiti della tradizione a stelle e strisce. Una sorta di “commedia nazionale” in cui il Paese, una volta all’anno, ricorda a se stesso le proprie origini e ne racconta il frammentato presente.
Il Thanksgiving Day, infatti, è molto più di una grande abbuffata a base di tacchino arrosto, salsa di prugne e pumpkin pie: è il momento in cui – ancora più del Natale – l’America intera si ferma e cerca disperatamente di ritrovare se stessa.
Le origini della festa risalgono al 1621, quando un gruppo di religiosi inglesi per la prima volta celebra a Plymouth, in Massachusets, insieme ad una tribù di nativi, i Wampanoag, il buon raccolto avvenuto dopo un inverno terribile, che aveva sterminato molti dei nuovi arrivati, sbarcati a bordo della Mayflower per sfuggire alle persecuzioni religiose in patria. La sopravvivenza della comunità dipende dall’alleanza con gli Indiani. E, proprio con loro, i Padri Pellegrini organizzano un banchetto di celebrazione del raccolto: è questo l’episodio che, secoli dopo, verrà considerato il “primo Thanksgiving”.

Oggi, a distanza di tanti anni, nel Thanksgiving Day l’America torna a celebrare l’importanza della gratitudine, della famiglia, della riconoscenza e della solidarietà verso chi è in difficoltà.
Col tempo, alla tradizione dei Padri Pellegrini si sono aggiunti altri “riti”: quello di guardare tutti insieme il football in tv, ad esempio; fare volontariato e donazioni (in molti dedicano parte della giornata a servire pasti caldi nelle metropolitane o partecipano ai cosiddetti food drive) o, più semplicemente, di godersi sul divano la diretta tv della celebre Macy’s Thanksgiving Day Parade che si svolge a New York City.
Il presidente degli Stati Uniti, dal canto suo, partecipa ogni anno alla singolare cerimonia del National Thanksgiving Turkey Presentation, in cui un tacchino viene simbolicamente “graziato” e non finirà cucinato in tavola: una tradizione che ha grande copertura mediatica e che quest’anno Trump ha voluto rispettare graziando, nei giorni scorsi, rispettivamente Gobble e Waddle, tacchini ben pasciuti che andranno a vivere nel campus della North Carolina State University.