New York 6 Novembre 2025 – di Sara Calabria

In occasione del 50° anniversario della sua morte (2 novembre 1975 – 2 novembre 2025) Pier Paolo Pasolini è tornato in scena all’Istituto Italiano di Cultura, attraverso la memoria viva di uno dei suoi volti più amati: lo storico attore e amico Ninetto Davoli.
La serata si è aperta con la proiezione de “L’isola di Medea” del regista Sergio Naitza (presente in sala dall’Italia tramite video collegamento) un film che racconta l’intenso legame umano e artistico, nato e sviluppatosi proprio sul set di “Medea”, tra il grande intellettuale italiano e la celebre soprano Maria Callas, diva di fama mondiale. Il documentario si basa su interviste, materiali d’archivio, testimonianze e memorie personali.
Dopo la proiezione, Davoli ha dialogato a lungo con il pubblico in un incontro informale, intimo e scoppiettante: l’attore, che ha lavorato in ben nove film diretti da Pasolini, ha affermato di aver trascorso con lui “i quattordici anni migliori della mia vita”. Come l’ha conosciuto? Per puro caso, spiega Ninetto. Era andato con un gruppo di amici in una zona periferica di Roma, chiamata “L’Acqua Santa”, che negli Anni Sessanta era luogo di scampagnate popolari e set cinematografici. “A un certo punto – racconta Davoli al pubblico in sala, attento ad ogni sua parola – ci siamo accorti che su una piccola montagnola, lì vicino, c’era tanta gente. Noi, curiosi, siamo andati a vedere cosa fosse successo. Stavano girando un film. Era La Ricotta, e il regista era Pasolini”. Davoli allora era soltanto un ragazzino di borgata ma da quel giorno la sua vita cambiò. L’attrezzista che lavorava alle riprese era, infatti, suo fratello il quale, dopo una iniziale ritrosia, deciderà di presentarlo al grande regista. Nel corso del breve incontro, Ninetto riceverà da Pasolini una carezza sulla testa. In genere, nessuno faceva mai caso a lui, né in famiglia né altrove: quella carezza affettuosa gli sembrò un sogno.
Tra un aneddoti e ricordi, la serata è scivolata via rapidamente e, per quanto riguarda il suo rapporto con la Callas, l’attore ha tratteggiato il ritratto di un Pasolini attento e pieno di delicatezza nei confronti di una diva, la Callas, tanto ammirata nella vita pubblica quanto indifesa e incompresa nella vita privata (“Proprio scarognata”, l’ha definita scuotendo la testa), nonostante la vita di lusso, la petroliera regalatale da Aristotele Onassis (“Ari, lei lo chiamava così e io mi chiedevo chi fosse mai questo Ari, di cui la Callas mi parlava spesso”confessa Davoli ai presenti in sala) e la fama mondiale. Nel corso del film le parole di Dacia Maraini, intervistata al riguardo, hanno confermato questa tesi: quella di un Pasolini sensibile e abile scrutatore dell’animo di Maria che, dismessi i fronzoli da diva, sul set di “Medea” si rivelò essere una creatura insicura, fragile come una bambina e troppo spesso presa a pugni dalla vita.

Imperdibile, poi, il racconto del primo incontro di Ninetto con il grande Totò. L’attore ricorda l’emozione da lui provata alla vista del palazzo ai Parioli dall’imponente portone di legno scuro dove abitava il celebre personaggio; l’ascensore (su cui – confessa divertito – metteva piede per la prima volta); la vestaglia rossa con i pon-pon indossata dal principe de Curtis; una sorta di palandrana drappeggiata che, lì per lì, lo fece scoppiare a ridere ( lui fece finta di niente, fu “gran signore”, afferma Davoli che, si era presentato al suo cospetto con la giacca migliore, ovvero un giubbotto di jeans).
Claudio Pagliara, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, ha dichiarato ai presenti come il suo intento, ieri sera, fosse quello di ricordare Pier Paolo Pasolini in una maniera diversa dal solito, al di là delle letture e delle celebrazioni ufficiali: l’obiettivo è stato raggiunto in pieno e il pubblico in sala ha potuto assaporare un ritratto di Pasolini più intimo e informale proprio grazie ai ricordi, così autentici, partecipati e colmi di affetto, di chi ha vissuto con lui la vita di tutti i giorni e gli ha davvero voluto bene.